Il blog dedicato a chi ama camminare ed esplorare il nostro meraviglioso pianeta a piedi.
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venerdì 3 marzo 2017

Antonella ci racconta il suo viaggio alle Seychelles





La Digue ci accoglie con le sue magnifiche spiagge, il mare turchese, i massi granitici che caratterizzano tutte le Seychelles e le tipiche tartarughe gigantesche, simbolo di queste Isole. Una settimana in un’isola da sogno, ma non è solo mare, spiagge fantastiche e relax, offre anche la possibilità di bellissimi giri in bici e trekking, immersi nella natura tropicale lussureggiante, per raggiungere le spiagge più selvagge.




Arriviamo a La Passe, l’unico piccolo centro abitato dell’Isola, costituito da un piccolo porto ed un’unica via principale, lungo la quale si trovano alcuni negozietti di souvenir e dei supermarket, che si alternano a internet café e ristorantini. Ci accorgiamo subito che circolano pochissime auto, solo biciclette e carri trainati da buoi.
La spiaggia di La Passe è Anse Reunion, subito a sud, dove sorgono la maggior parte delle strutture turistiche e dei ristoranti.


Anse Severe

Prendendo invece la strada che va verso nord, in pochi minuti di bicicletta, si raggiunge Anse Severe, il luogo migliore dove prendere il sole ed attendere il tramonto.

La bellissima spiaggia di sabbia bianca di  Anse Cocos, una delle più belle dell’isola, è raggiungibile solo a piedi in circa 40 minuti di cammino, partendo dalla spiaggia di Grand Anse.

Spiaggia di Grand Anse


























In 20 minuti di bicicletta da La Passe, si arriva alla spiaggia di  Grand Anse, qui si lasciano le biciclette e si prosegue con un sentierino a piedi che si inoltra nella folta vegetazione. In circa 20 minuti si raggiunge, con un sali e scendi tra massi e roccette, la spiaggia di Petite Anse.

Spiaggia di Petite Anse



























Da qui parte un altro sentierino, ben segnalato con cartelli e frecce che porta, in altri 20 minuti circa, ad Anse Cocos.

Le tre bellissime spiagge selvagge e con sabbia bianchissima e mare turchese, sono situate a sud-est, quindi si trovano nel tratto di costa senza barriera corallina, dove il mare aperto si infrange sulla spiaggia e le onde sono molto alte: ci sono
cartelli di divieto di balneazione ovunque.


























Anse Cocos è una spiaggia molto ampia, una striscia di sabbia bianca con acque turchesi e alle spalle alberi e palme, ma le onde sono anche qui alte ed è difficile fare il bagno e nuotare.

Anse Cocos
Anse Cocos


















































All'estremo nord i sassi formano una sorta di piscina naturale con acqua bassa e protetta dalle rocce, ideale per fare il bagno tranquilli, al riparo dalle forti correnti, anche se è impossibile nuotare perché le acque sono veramente basse. Dato che si arriva solo a piedi, c’è il rischio (o la fortuna) di trovarsi soli in tutta la spiaggia, nella massima tranquillità.

Anse Cocos

Anse Cocos

















































Proprio dietro la “piscina naturale”, parte un altro sentiero, più selvaggio e difficile da individuare, che porta ad una quarta spiaggia, Anse Cayman, punto panoramico dal quale è possibile vedere i delfini.
Un altro trekking che si può fare durante il soggiorno a La Digue e che impegna tutta la giornata, è quello che porta ad Anse Marron. E’ abbastanza impegnativo ed è consigliabile farlo con una guida perché il sentiero non è per niente segnato, soprattutto in prossimità delle scogliere, non c’è nessuna indicazione che indichi la via più facile da seguire, inoltre è fondamentale conoscere gli orari delle maree, per passare alcuni punti in acqua.
Si imbocca un sentierino in prossimità della Grand Anse, ci si addentra nella foresta.



Usciti dalla foresta, dopo una ventina di minuti, si continua a camminare tra arbusti e vegetazione bassa fino a raggiungere la costa, alla Grand L’Anse; si prosegue poi  in riva al mare, sulla scogliera con un percorso molto panoramico lungo la costa.






Lungo la costa
























Alcuni passaggi sono in bassi cunicoli formati dai grandi massi di granito, altri passaggi si fanno saltando da un sasso all’altro, con vista mozzafiato sul mare, altri in acqua, tenendo borse e zainetti in alto perché in alcuni punti si è con l’acqua all’altezza delle ginocchia.
Dopo un’ora e mezza circa, complessivamente, si arriva ad Anse Marron, sulla punta più meridionale dell’Isola.

Anse Marron


Anse Marron
















































E’ una splendida insenatura, selvaggia e isolata, accessibile solo a piedi, quindi un posto tranquillo, paradisiaco.

Anse Marron




























Dopo un’ora di sosta per il bagno e un’altra ora per il pranzo con frutta fresca e insalata di pesce, portati dalla guida e dalla sua assistente, si riparte in mezzo alla vegetazione bassa, per poi addentrarsi nella foresta e infine percorrere un tratto in mare verso nord (foto a lato), sfruttando la bassa marea che permette di camminare con l’acqua alle ginocchia, evitando i passaggi più difficili sulle scogliere, fino a raggiungere Anse Source d’Argent.


Anse Source d’Argent
Anse Source d’Argent




















































Anse Source d’Argent


Il percorso è davvero impegnativo in alcuni punti, ma ne e vale la pena, è bellissimo!
L’isola di La Digue è percorribile tutta in bicicletta, avendo un’estensione di 5 x 2 km e in una mezz’ora, partendo da La Passe si raggiungono quasi tutti i luoghi dove arriva l’unica strada lungo la costa.

Andando verso nord, proseguendo oltrepassata Anse Severe, con una notevole fatica, per la dura salita (e successiva discesa), si raggiunge Anse Banane, una stretta striscia di spiaggia lungo la costa est, famosa per il chiosco di Jules (Chez Jules) dove si può pranzare o cenare, direttamente vista mare, uno dei migliori ristoranti dell’isola.

Anse Banane




venerdì 2 dicembre 2016

LAGUNE E SALARES TRA BOLIVIA E CILE. Il report di viaggio di Marisa – Avventure nel Mondo


Dopo un interminabile volo aereo finalmente raggiungiamo la nostra meta boliviana, siamo a Tupiza dove comincerà il nostro giro tra le Lagune e Salares della Bolivia .

Tupiza sorge a 3300 m sul livello del mare, ci prendiamo un giorno per acclimatarci con l’altitudine, i giorni seguenti sosteremo intorno ai 4000m  con punte massime a 5000m.
La nostra giornata inizia con il tour delle Quebradas (gole), panorami selvaggi, rocce dalle mille sfumature rossastre, piante spinose e cielo blu immenso.

Uscendo di buon ora la temperatura è più che fresca, ma durante la giornata il sole splendente riscalderà, sarà una delle poche occasioni che avremo per utilizzare il nostro abbigliamento estivo, poi salendo di quota il freddo si farà pungente accompagnato spesso anche dal vento!


Ci dirigiamo a nord per la quebrada de Palala, durante i mesi invernali questa gola è usata come strada per l’entroterra, durante la stagione delle piogge diventa un affluente del fiume Rio Tupiza. Prendendo la strada che porta a ovest si incontra uno stretto canyon, superato il quale si ha una magnifica vista sulle formazioni a “pinna” e i profondi burroni alle cui spalle si stagliano le rosse colline. Proseguendo ancora per alcuni kilometri su una strada tortuosa si arriva a El Sillar zona di rocce scavate ed erose da sembrare anfiteatri e foresta pietrificata.

Infine ci rechiamo alla quebrada Palmira fiancheggiata da formazioni alte e precarie, la strada si biforca in due vallate dai nomi singolari, la Valle de los Machos (valle dei maschi) e Valle de los Penos (valle dei peni) dovuti alle formazioni di roccia dall’aspetto fallico.

La nostra prima giornata è terminata, soddisfatti andiamo a cena e poi ci ritiriamo presto, il fuso orario si fa ancora sentire.

Oggi si parte per il grande tour che ci porterà per 8 giorni a scoprire una natura sorprendente.

Carichiamo le nostre jeep con tutto il necessario per la sopravvivenza, oltre agli autisti si aggiunge al gruppo la cocinera, colei che tutti i giorni ci preparerà le colazioni, i pranzi e le cene. Per i pernottamenti ci fermeremo negli hostal basici, un po’ come i nostri rifugi, ma molto più spartani, dormiremo in camere multiple nei nostri caldi sacchi a pelo mentre per i pasti saremo coccolati da Fortunata, la cuoca. Oltre ai nostri bagagli, ai viveri e l’acqua carichiamo anche alcune taniche di benzina, durante il tour per la maggior parte del tempo saremo in zone isolate e non si troverà rifornimento per i nostri mezzi.

Le strade d’ora in poi saranno tutte piste fino al confine con il Cile. La pista che prendiamo pian piano inizia a salire, avvistiamo i prima lama e vigogne liberi al pascolo, attraversiamo gole, svalichiamo passi, percorriamo letti di fiumi in secca, vediamo condor. Ma mano che saliamo in quota sparisce la vegetazione alta, si vedono solo bassi cespugli spinosi e licheni attaccati alle rocce, rocce che hanno tutti i colori, dall’ocra al rosso al bruno scuro a seconda dei metalli che contengono. Obiettivo importante di oggi è raggiungere la “Ciudad Roma”, località non prevista dai tour operator della zona in quanto è, per così dire, fuori dai circuiti classici, ci aspetta una  strada molto impegnativa per gli autisti, lontana da centri abitati, ma proprio per questo ancora più apprezzata.

La popolazione locale la chiama anche “città misteriosa”, è un insieme di formazioni geomorfologiche di diversi colori con l’aspetto di guglie, cupole e colonne che fanno venire in mente i capolavori artistici della nostra capitale. Per poter ammirare nel tutto il loro splendere le formazioni rocciose facciamo una bella passeggiata e poi ci scateniamo con le foto, il sole sta per tramontare e le rocce assumono tutte le sfumature migliori per essere immortalate. Ci rimangono ancora due ore di strada per arrivare al nostro hostal, con il buio e tutta la prudenza del caso, arriviamo giusti, in perfetto orario, la nostra cuoca Fortunata sta mettendo in tavola la cena, la cosa più apprezzata è sicuramente la zuppa calda! E’ talmente freddo nella sala ristoro che siamo imbacuccati dalla testa ai piedi, ceniamo con cappello in testa e giacca vento addosso. Si preannuncia una notte “fresca”, d’altronde siamo a 4000m!

Sveglia presto, la notte è stata fresca…, abbiamo tanta strada da fare e paesaggi fantastici da vedere. Oggi è tutto un susseguirsi di lagune, vediamo la Laguna Gialla, la Laguna Yapi, passiamo dal paese di Kolpani e con grande stupore arriviamo alla Laguna Celeste. Un lago azzurro, per ora ancora meta marginale per gran parte delle agenzie turistiche, ed è un sogno, siamo gli unici avventurieri.

La leggenda narra che nel lago ci sarebbe un’antica costruzione sommersa, probabilmente luogo di culto. Ci fermiamo ad immortalare da tutti gli angoli questo specchio di acqua celeste in alcuni punti ghiacciata (siamo sopra i 4000m), la temperatura è gradevole il sole ci scalda non vorremo andarcene, ma i nostri autisti ci richiamano all’ordine!




























Arriviamo alla Laguna Verde, situata a 4400m, il suo colore è dato dall’alta concentrazione di piombo, arsenico, zolfo e carbonato di calcio. Il colore è particolarmente visibile nel pomeriggio per via dell’inclinazione dei raggi solari, si trova in una posizione estremamente esposta al vento che soffia costantemente, le acque sono sempre agitate e increspate e l’increspatura e l’alta percentuale di minerali fanno si che anche a temperature molto rigide, anche a -20, la laguna non ghiacci mai.
Alle spalle della laguna si erge il vulcano Lincancabur (5960) che sembra un cono gelato, la sommità è ancora ricoperta dalla neve, è un vulcano scalabile in giornata, per chi ha fisico e allenamento!

Riprendiamo la strada, costeggiamo il vulcano Uturunco 6020m,  nella località di Quetana Chico ci fermiamo per il pranzo, qui si trova l’ufficio del parco: Riserva de Fauna Andina paghiamo il biglietto che ci permetterà di visitare il parco per 3 giorni e proseguiamo a caccia di Lagune. Vedremo la Laguna Helionda, Laguna Kollpa famosa per l’estrazione e lavorazione del borex, poco dopo si entra nel Salar de Chalvari, un deposito di sale, ma la quantità non è così imponente da impressionarci.

Il freddo, percepito ancora maggiormente dal vento, non ci fa resistere molto fuori dalle nostre auto, scattate le foto di rito ripartiamo in direzione confine con il Cile, si questa sera ci trasferiamo in un altro stato.
Alla frontier boliviana di Hito Canjon dopo le formalità scarichiamo i nostri bagagli dalle jeep e ci trasferiamo sui nuovi mezzi cileni, Mauricio, la nostra guida cilena è venuta a recuperarci. Salutiamo gli autisti e la cocinera dandoci appuntamento tra 3 giorni.
Arriviamo a San Pedro de Acatama, una cittadina ai margini di montagne e deserto,  ci fermeremo 3 notti per poter gustare delle sue bellezze naturali.

Nemmeno il tempo di rilassarci che questa mattina la guida viene a prenderci alle 05:00, la nostra prima meta della giornata è vedere il sorgere del sole al gayser El Tatio. E’ prima e appena sorge il sole il momento migliore per ammirare il fenomeno del geyser. Sembra di attraversare un gigantesco bagno turco, un centinaio di soffioni di aria calda e 64 geyser gorgoglianti, peccato che non si percepisca la temperatura di un bagno turco, anzi a quest’ora è particolarmente freddo! Si trova a 4300m, si sente un sottofondo di acqua in ebollizione, zampilli e fischi simili a quelli prodotti in una grande cucina con molte pentole sul fuoco!






















































Finalmente il sole comincia a scaldare, facciamo colazione all'aperto e poi via a scoprire una nuova zona. Andremo a vedere le lagune d’alta quota, distano ca km 120 da San Pedro ad una quota di 4300m.                        

La prima laguna che raggiungiamo è Laguna de Piedra Rojas, a nostro avviso la migliore, circondata da pietre rosse erose dal vento gelido che spira a queste altitudini e dall’acqua. Ci concediamo una bella passeggiata fino ai bordi della laguna, il contrasto tra le rocce rosse, il cielo blu intenso e l’acqua azzurra ci lasciano stupiti.


La strada sale ancora e arriviamo ai laghi di Miniques e Miscanti, anche qui le foto si sprecano davanti a tanta bellezza.


Sulla via del ritorno ci fermiamo per l’ultima tappa del giorno, ci arriviamo poco prima del tramonto ed i colori a quest’ora rendono la laguna surreale.
Siamo a Chaxa, luogo prediletto dai fenicotteri, qui si avvistano tre delle cinque specie note di fenicotteri: il cileno, l’andino e di James.























































La giornata intensa di oggi è terminata, soddisfatti rientriamo a San Pedro.


Oggi sarà la nostra ultima giornata piena in terra cilena. Fortunatamente l’appuntamento stamattina è ad un orario accettabile.

Prima destinazione è la zona montana e desertica a nord-est di San Pedro verso il confine argentino, ci aspettano km 150 di strada per arrivare a Salar de Tara, deserto roccioso e sabbioso ad una altitudine di 4000m con annessa laguna.
E’ bellissimo, arriviamo e siamo gli unici turisti, abbiamo questo spazio immenso a nostra disposizione. I nostri mezzi solcano il deserto lasciando le impronte dei penumatici impresse nella sabbia. Formazioni rocciose dalle forme fantasiose si susseguono e dopo aver girovagato in auto e a piedi approdiamo alla laguna che ci sorprende con nuovi colori e chiazze di neve.

La giornata la concludiamo recandoci al Canyon del Condor e successivamente alla Valle della Luna per ammirare il tramonto. Seduti in cima a una duna di sabbia aspettiamo il calar del sole, si ammirano in lontananza le vette frastagliate della Cordillera del Sal, più vicino le formazioni rocciose erose da vento e acqua dall’aspetto insolito che a quest’ora del giorno si colorano di tonalità porpora, rosa e oro.


Oggi rientriamo in Bolivia, le nostre jeep ci aspettano al confine alle nove, orario boliviano (in Cile la differenza oraria è –1 ora). Siamo a espletare le formalità di frontiera alle 8, poi ci saranno ancora circa 50 minuti di strada da fare.

Ritroviamo il nostro equipaggio riposato, pronto a caricare tutti i bagagli per partire subito. La strada che percorriamo non è molta, ci fermiamo subito alla Laguna Blanca, a quest’ora del mattino particolarmente affascinante.    

Proseguiamo di poco, la sosta non è per ammirare qualcosa, ma per concederci un bagno alle terme
di Polques. La temperatura dell’acqua raggiunge i 30°, in forte contrasto con la temperatura esterna.

                                                       
Ritemprati, risaliamo in macchina la strada riprende a salire, arriviamo a poco meno di 5000m dove si trova il Geyser Sol de Manana, con bolle di fango gorgogliante e forte odore sulfureo. Lungo la strada che prosegue in direzione nord passiamo a fianco al Deserto di Dalì, chiamato così per la somiglianza con i dipinti del pittore surrealista, un’enorme distesa di sabbia punteggiata da enormi rocce.
La giornata non poteva concludersi in modo migliore, siamo alla Laguna Colorada, immenso lago posto a 4300m, con un’estensione di 60 kmq e con una profondità di solo 80 cm e un vento forte che soffia. La laguna è di colore rosso, dovuto alla presenza di alghe, plancton e minerali. La cosa che colpisce di più è però la presenza di fenicotteri, a migliaia, che qui vengono a riprodursi. La bellezza di questo posto è indescrivibile, siamo tutti commossi da quanto la natura ci offre.

Oggi è la giornata di avvicinamento al Salar de Uyuni, attraversiamo una zona ricca di formazioni rocciose dai nomi fantasiosi, Copa del Mundo, Camel Stone, Italia Perdida, solo per citarne alcune. La vera sorpresa è il Canyon del Condor, zona da percorrere a piedi che ci porterà inaspettatamente alla Laguna Nigra o Misteriosa, che come dice il nome è di colore scuro intenso e si raggiunge solo dopo piacevole passeggiata. Non è particolarmente grande, ma incassata tra le rocce e molto suggestiva.

Oggi la giornata inizia presto, alle 6 siamo già in auto, il nostro primo obiettivo è veder sorgere il sole sul Salar de Uyuni. E’ la distesa salina più grande del mondo, con una superficie superiore ai 12000 kmq posta a 3650 m,  sicuramente uno dei paesaggi più suggestivi al mondo. La distesa candida ha un bagliore accecante e il contrasto con il cielo blu intenso aumenta maggiormente l’effetto.




























Da questa grande distesa di sale si estrae la materia prima, che viene destinata per la maggior parte al consumo umano e in piccola percentuale al bestiame.
Il freddo a quest’ora della mattina è pungente, ci spostiamo al centro del Salar, raggiungiamo Isla Incahuasi.
Qui arrivano tutti i turisti che intraprendono un viaggio sugli altipiani boliviani, è sicuramente il luogo più famoso e fotografato della Bolivia.
L’isola è una formazione collinare ricoperta di cactus Trichoreus, nel bel mezzo del deserto di sale.



Ci spostiamo ai margini del Salar, dove stasera pernotteremo in un hostal costruito interamente di sale, compresi il tavolo e gli sgabelli dove ceneremo.
Prima però ci concediamo un’escursione sul vulcano Tunupa, con il tempo che abbiamo a disposizione non riusciremo ad arrivare fino alla bocca del cratere, ma ci fermeremo leggermente più bassi ad un belvedere per goderci il panorama sull'immenso Salar.

Ultima giornata prevista negli altipiani, purtroppo ieri sera sono arrivate notizie ai nostri autisti di manifestazioni di protesta da parte dei minatori lungo la strada che dovremmo percorrere, talvolta queste manifestazioni prendono una piega violenta e per non ritrovarci coinvolti decidiamo a malincuore di tagliare le visite previste, cambiare percorso e puntare direttamente su La Paz.
Raggiunta Oruro, città a circa 2 ore di strada dalla capitale, è arrivato il momento di salutare il nostro fantastico equipaggio con cui abbiamo condiviso questa magnifica avventura, da qui proseguiremo in bus locale.

Arriviamo a La Paz nel tardo pomeriggio, domani avremo a disposizione una giornata libera per dedicarci ai nostri interessi personali, visita del centro, acquisti, recupero delle energie, ecc ed in serata inizierà il lungo volo di trasferimento che ci porterà nuovamente a casa.

Marisa – Avventure nel Mondo



venerdì 28 ottobre 2016

Un attimo sto arrivando è arrivato. Emozioni.

16 ottobre 2016.

Percorriamo gli ultimi chilometri di questo cammino sotto una lieve pioggia, il cielo è grigio e fa freddo da gelare le mani. Le lunghine sono pesanti e anche i nostri passi. Non c'è in noi la voglia di festeggiare oggi. Sappiamo che ora ci fermeremo in una casa, la nuova stalla per AuroraAlba e Toni.
Siamo preoccupati per loro. Siamo preoccupati perché sentiamo dentro di noi che da qui a qualche giorno non staremo insieme come ora, come è stato nei mesi di cammino, insieme giorno e notte, con le orecchie attente a percepire il respiro dell'altro. Oggi arriviamo ad una meta che ci allontanerà gli uni dagli altri e anche da noi stessi. Per questo non riusciamo a gioire. Ma ora, più che mai, dobbiamo andare piano (come dice frate Gio).
In questi mesi abbiamo incontrato tante persone, lasciandoci dietro sorrisi e portandoci con noi tanto affetto.
Perché questo?
Accompagnati da AuroraAlba e Toni ogni sera abbiamo bussato alla porta di una nuova casa chiedendo aiuto ed ospitalità. Chiedere aiuto oppure offrire aiuto sono possibilità per aprirsi al dialogo.
Abbiamo condiviso un paio di ore, una notte o due. Abbiamo avuto fieno, tettoia, cene e colazioni. Tante belle conversazioni.
Toni e AuroraAlba sono due rompighiaccio eccezionali, con il potere magico di far sorridere la gente.
In tanti ci avete aiutato, tutti quanti a cui ci siamo rivolti, ognuno in modo diverso, ognuno nelle proprie possibilità e grazie alla disponibilità ed alla generosità di tutti siamo riusciti a portate a termine il nostro cammino. E vogliamo raccontarlo e condividerlo questo viaggio,
quello che abbiamo visto, sentito e provato.
Ma adesso pensiamo ad AuroraAlba e Toni, che non hanno deciso di affrontare questo cammino ma lo hanno comunque compiuto dall'inizio alla fine senza mai mostrare esitazioni.
Ora sono ospiti al GHRK (Göteborgs Handikappridklubb) associazione che da 28 anni lavora con i cavalli in attività rivolte ad adulti e bambini diversamente abili e in attività dedicate a sviluppare la relazione fra uomini e equidi.
Hanno a loro disposizione ampi pascoli e una stalletta e noi abbiamo una stanzetta che possiamo usare per stare con loro.
In questi mesi trascorsi insieme ad AuroraAlba e Toni abbiamo osservato tanto il loro modo di vivere confrontandoci con loro rispetto al tempo. E da questo confronto sono emerse alcune differenze alle quali proveremo ad inspirarci per dare sfumature diverse alle nostre abitudini.
Durante questo viaggio abbiamo messo a dimora più di 200 giovani alberi affidandoli al Network Arboreo. Questi alberi ora segnano il percorso di quella che oggi nominiamo Via Asina (ringraziamo Emanuel per averci suggerito questo nome nel nostro passaggio a Bidogno) la prima via tracciata da Un attimo sto arrivando con l'aiuto di tutte le persone che hanno aderito al Network Arboreo, va da Albiano Magra a Göteborg e viceversa, ed è percorribile a piedi, seguendo gli alberi piantati.


Un abbraccio e buone passeggiate a tutti.

Helena Carlo Toni e AuroraAlba


Un attimo sto arrivando: Il progetto.

mercoledì 12 ottobre 2016

Un attimo sto arrivando - A pochi giorni dall'arrivo!


Ce l'hanno quasi fatta. Helena, Carlo, Toni e Alba sono a Mölndal, periferia sud di Göteborg 15 chilometri dalla città e venerdì entreranno nella città.




Carlo racconta i prossimi passi: "Poi il nostro cammino proseguirà verso Kungälv, 15 chilometri a nord di Göteborg, per terminare al GHRK Göteborgs Handikapp RidKlubb, associazione che da 25 anni gestisce una stalla con 20 cavalli addestrati per lavorare con adulti e bambini diversamente abili. Aurora e Toni saranno special guest al GHRK che metterà a nostra disposizione stalla e paddock.
Quindi raggiungeremo il punto di arrivo di questo cammino sabato 15 o domenica 16 ottobre".


COMPLIMENTI RAGAZZI!


Un attimo sto arrivando. Il progetto.
































martedì 27 settembre 2016

Agosto 2016: Viaggio dal Nepal al Tibet




1 - In attesa all'aeroporto di Istanbul
6 agosto 2016 volo Milano – Kathmandu con scalo a Istanbul: si parte per un lungo viaggio di tre settimane alla scoperta del Tibet. 

Per entrare è necessario fermarsi qualche giorno in Nepal in modo da sbrigare le pratiche per il rilascio visto collettivo. 

Ne approfittiamo per visitare la valle di Kathmandu, i villaggi e tre città principali, Kathmandu, Patan e Bhaktapur.

2 - Patan



3 - Scuola gestita dalla Humanam Onlus vicino Bhaktapur












Volo Kathmandu-Lhasa ed in poco meno di due ore ci troviamo a 3.560 m di quota, con i primi malesseri dovuti all'altitudine











































La bellezza del Potala ripaga però di ogni fatica. 

4 - Potala
5 - Potala

6 - Potala



Rimaniamo quattro notti a Lhasa, base d’appoggio per escursioni in giornata con la visita degli innumerevoli monasteri nelle vallate circostanti.

7 - Monastero di Ganden


























Con un lungo (più di sette ore) e scomodo trasferimento in pullman ci rechiamo al Lago Nam Tso a quota 4.680 m; lungo il tragitto valichiamo il La Ghen La Pass a 5.190 m ed incontriamo i primi accampamenti di pastori di yak.


8 - Yak
9 - La Ghen La Pass 5190m
Purtroppo la fatica del viaggio non è ripagata e ci attendono un pomeriggio e una notte di pioggia intensa e nessuno dei panorami spettacolari che tanto attendevamo, avendoli ammirati su internet prima della partenza. Il clima con un forte vento freddo non ci impedisce comunque di compiere la famosa “kora” intorno alla penisola e salire sul promontorio sopra il tempio.


10 - Lago Nam Tso

11 - Lago Nam Tso



















































Tornati a Lhasa, inizia il lungo trasferimento verso il Campo Base dell’Everest sul versante Nord, quello cinese. Il viaggio che ci porta all’Everest durerà alcuni giorni, valicando una serie di passi sopra i 5.000 m e facendo tappa nei centri abitati di Gyantse, Shigatse, Baber e Rongphu.  


12 - Lago al Simu La Pass



























13 - Al passo
14 - Monastero Pelkor Chode - La custode dei bagni

























15 - Monastero di Sakya






































Al campo tendato, dove passeremo la notte, si arriva ancora col nostro pullman, poi si prosegue a piedi per una strada sassosa per gli ultimi 250 m  di dislivello (4 km), per arrivare al Everest Base Camp, oltre il quale non si può proseguire se non si è provvisti di un permesso per il trekking. Purtroppo il cielo è coperto e non si scorge l’Everest (foto 16 Everest Base Camp), ma ci sorprende un temporale. Ringraziamo di aver avuto la fortuna di scorgere per alcuni minuti “La Grande Montagna”  lungo il tragitto verso Baber, in una delle soste panoramiche.


16 - Campo Base Everest
17 - Everest




















































Dal terremoto del 25 aprile 2015 la strada classica per il Tibet, denominata “Fiendship Higway “, che da Shigatse poi prosegue verso il Nepal, passando da Kodari, è chiusa, quindi è necessario rientrare ripercorrendo in due giorni il tragitto via terra verso Lhasa e da qui prendere un volo su Kathmandu.

Antonella - Avventure nel Mondo.